
INTERVISTA A ALVARO DIEGO GOMEZ CAMPUZANO
|di Barbara Pavan|
Alvaro Diego Gomez Campuzano è nato a Bogotá nel 1956 e nella stessa città si è laureato in Architettura e Paesaggio all’Università Javeriana nel 1978. Da allora ha avviato una costante ricerca artistica che lo ha portato a esporre in mostre internazionali e in sedi istituzionali di diversi paesi. In questa intervista mi ha generosamente raccontato il suo rapporto con le fibre e le tecniche, le sue fonti di ispirazione, la genesi e l’evoluzione delle sue opere.

Alvaro, filo e tessuto sono stati materiali centrali nel tuo lavoro sin dagli anni ‘70. Cosa ti ha portato a questa scelta?
Ho sempre considerato il tessile come un’espressione artistica. Il tessuto è legato alla natura dell’essere, poiché nasce da un lungo processo di raccolta di fibre vegetali che vengono poi trasformate in qualcosa di magico, dando origine a un sistema binario di ordito e trama. È un’esperienza di grande sensibilità e sostegno, che serve a proteggere la vita quotidiana dell’uomo, a esaltare le credenze, a stabilire legami con la natura e, in qualche modo, a conferire una trascendenza personale e comunitaria attraverso il gesto del creare, crescere, integrare e rappresentare.
L’atto del tessere significa unire, assemblare e costruire; quindi, la tessitura è un eccellente mezzo di espressione. Il corpo umano è tessuto; il cosmo è un intreccio di universi e io ho trovato un’infinità di materiali da intrecciare, conferendo loro significato e direzione nel mio lavoro.


La Colombia ha una tradizione nell’arte tessile che affonda le radici nella cultura preispanica. Questo patrimonio culturale ha influenzato il tuo lavoro e la tua ricerca nella fiber art? In che modo?
I tessuti fanno parte del patrimonio preistorico e dell’eredità ancestrale dell’America Latina. Il tessuto nasce con le prime forme di organizzazione umana in culture come quelle dell’antico Perù, dell’America Centrale, del Nord America, dell’Africa, dell’Asia e dell’Oceania.
Ho avuto l’opportunità di visitare siti archeologici come Chichén-Itzá in Messico, Machu Picchu in Perù, il Parco Archeologico di San Agustín e Tierradentro in Colombia, trovando ispirazione nei riferimenti culturali per la mia formazione artistica e scoprendo formalmente un repertorio di simbolismi geometrici, antropomorfi e zoomorfi. Questi resti fungono da riferimento e danno origine al mio lavoro.

Nutro un grande interesse per i sistemi numerici delle culture mesoamericane, come i preincaici e il loro sistema contabile, i Quipu, così come i Maya e i loro sistemi di calcolo binario (graficamente simili, con i loro punti e linee, alle prime schede perforate per computer). Sono anche molto interessato all’ipotesi che i Muisca abbiano sviluppato un proprio sistema contabile chiamato Guarismos Muiscas. Ho studiato la simbologia dei codici ancestrali, come i petroglifi, gli ideogrammi e i pittogrammi, sviluppando opere che possono essere associate a totem di figure rituali precolombiane, come le opere intitolate Frailejones, Ceremonial Canes, Queros e Quipus.
Le opere tessili parlano molto: esprimono identità culturale e trasmettono conoscenza. Sono una fonte di ispirazione per l’arte!
Le tue opere tessili superano la bidimensionalità del tessuto occupando lo spazio tridimensionale. Quando e perché è avvenuto questo passaggio alla scultura volumetrica?
Fin dalla mia formazione come architetto nel 1973, il mio principale interesse è stato quello di portare il tessuto nello spazio, dove le mie opere acquisiscono aspetti e proposte planimetriche. Si tratta di progetti aerei che fluttuano e si evolvono liberamente nello spazio, un approccio legato alla possibilità di integrazione e collaborazione tra arti tessili e architettura, alla ricerca di una creazione ambientale totale e avvolgente.


Nel 1975, cercando di rompere le barriere tradizionali, ho realizzato la mia prima installazione di dimensioni variabili intitolata Paesaggi Urbani, composta da 12 pannelli sospesi in tessuto di cotone con rilievi lineari simili a pittogrammi (di dimensioni comprese tra 250 x 140 cm e 400 x 140 cm), disposti come un labirinto per la circolazione pedonale, formando aree aperte e chiuse attraverso le quali lo spettatore poteva camminare.
Tessuto e architettura: come riesci a far dialogare questi due linguaggi nelle tue opere?
L’architettura mi ha fornito riferimenti spaziali e costruttivi in relazione al tessuto. Mi ha permesso di intrecciare concetti che si sono rivelati meravigliosamente complementari nello sviluppo del mio lavoro. Tutto ciò che viene tessuto o costruito si basa su parametri geometrici, con scale e misure, proporzioni, strutture, forze, momenti di equilibrio e tensione, a seconda dei materiali e delle loro caratteristiche.
Mi piace lavorare in formati su larga o piccola scala, applicando questi concetti a sculture portatili: Aerials, Spirals, Reflections – opere in equilibrio – sospese dal soffitto con un punto di supporto in fibre naturali e sintetiche, con tiranti e punti di forza nei loro avvolgimenti e piegature, che sono quasi sempre a spirale o elicoidali con contrappesi in ferro per enfatizzare la verticalità. Queste opere vengono installate in spazi interni o in intersezioni spaziali, creando punti di fuga e relazioni con l’architettura.

Quali sono i temi al centro della tua ricerca artistica?
Il tema principale della mia ricerca è il rapporto tra l’uomo e il suo ambiente: l’architettura, l’ancestrale e il contemporaneo, l’industriale e il tecnologico. Il mio lavoro è una simbiosi di codici ancestrali e contemporanei legati al concetto di natura, intesa in una visione archeologica e cosmogonica, in cui gli elementi che abitano lo spazio assumono una connotazione simbolica di concetti opposti, come i rituali e le espressioni urbane, le tematiche organiche e tecnologiche, il naturale e l’industriale.
Inoltre, nel mio lavoro tessile incorporo relazioni con la pittura e la scultura. Ho sviluppato opere in cui si contrappongono i concetti di leggerezza e pesantezza, flessibilità e rigidità. Fin dagli anni ’70, con una prospettiva ecologica, ho riflettuto sulle problematiche ambientali, motivo per cui ho integrato nella mia opera una riflessione sulla natura e sull’inquinamento.
Nel 2021 la Henrique Faria Fine Art ha proposto una mostra delle sue opere tessili realizzate in un arco di vent’anni, fino agli anni ’90. Come è cambiato il suo lavoro nel tempo?
Tra gli anni ’70 e ’90 ho lavorato con fibre naturali come cotone, clorofilla e terre, ma anche con materiali sintetici come acrilico e poliuretano. Con questi ultimi ho sviluppato tecniche in cui il tessuto assume volume, struttura e rigidità, applicando forze di tensione, torsione e compressione al processo di tessitura.

A partire dagli anni ’90, ho iniziato a esplorare opere organiche in processi di biodegradazione, studiando la muffa come proposta tessile nel suo contenuto concettuale con l’opera Still Life, creata con alcuni frutti sospesi nel tempo su un foglio di ferro ossidato e perforato. Quest’opera acquisisce una dimensione poetica ed estetica e allude alle composizioni della Storia dell’Arte, ma in una chiave tridimensionale e contemporanea. Ho inoltre sviluppato opere utilizzando la pelle o la cellulosa del pomodoro, della melanzana e del peperone rosso, esprimendole come un’azione pittorica e ricercando concetti opposti a quelli che avevo fino ad allora esplorato come un alchimista.
Cercando riferimenti nei tessuti tradizionali, ho avviato un processo di archeologia urbana contemporanea e realizzato le mie prime opere in metallo intrecciato, composte da nastri trasportatori industriali riciclati, come catene, che ho intrecciato e assemblato geometricamente, in contrapposizione ai sistemi delle civiltà antiche. Questa ricerca affonda le sue radici nell’esplorazione della codificazione informatica e della vita urbana contemporanea. Riutilizzando il materiale e trasformandone l’essenza, ho reso il metallo tecnicamente flessibile come un tessuto.
Sulla base di questa nuova proposta, ho sviluppato una serie di opere, tra cui Quipu, che si riferisce al sistema di registrazione usato dalle civiltà antiche per tracciare contabilità e informazioni. Quest’opera è stata presentata nel 1991 presso la Galleria Negret di Bogotá, in Colombia.
Nel 1992 sono stato invitato per la seconda volta a partecipare alla XV Biennale Internazionale di Arte Tessile Contemporanea di Losanna, in Svizzera, con l’opera Yupana Ornament, che possiede connotazioni precolombiane e architettoniche e che decontestualizza i codici originari di tecnica e materiale. Nello stesso anno ho partecipato alla VII Triennale Internazionale dell’Arazzo presso il Museo Centrale del Tessile di Łódź, in Polonia, con Pectoral Ornament with Quipu, un’opera di natura rituale e industriale. Per la mostra del Gruppo Rio nel 1992, al Museo Sofia Imber di Caracas, Venezuela, ho creato Frailejones, Tótems e Laguna, opere che generano uno spazio cerimoniale associato all’ancestrale, al mitico, all’urbano e alla natura.

In questo periodo, parallelamente al mio lavoro scultoreo, ho condotto un’indagine sulla pittura rupestre e sviluppato una tecnica basata su colture di ferro applicate su superfici sintetiche, dipingendo e graffiando superfici create in ambienti umidi per produrre reazioni chimiche successivamente fissate con lacche, come nell’opera Solar Explosions. Verso la fine del millennio, nelle cave di Bojacá, in Colombia, ho scolpito la pietra come un dialogo architettonico ancestrale legato alla natura, con l’opera Sin Fin, una scultura di 15 tonnellate composta da quattro monoliti rettangolari disposti in cerchio, ognuno orientato verso un punto cardinale. Quest’opera si trova attualmente nel campus dell’Università Javeriana di Bogotá.
Nel 2000 ho sviluppato una nuova proposta elaborando una tecnica medievale di tessitura a maglia di ferro, trasformandola in rilievi con codici a barre e schede di programmazione informatica. Contemporaneamente, ho ricreato spazi cerimoniali e rituali, come nell’opera The Table is Served, presentata alla XXV Miniartextil di Como, in Italia, nel 2015. Quest’opera rappresenta l’atto del raduno comunitario per celebrare e commemorare attorno a una tavola, da cui emerge l’astrazione della silhouette di una donna tra un paesaggio montuoso che evoca la Pacha Mama, simbolo delle nostre origini.
Nel 2019 ho creato In Memoriam In Situ, un omaggio al patrimonio architettonico del Chiostro di Santo Domingo a Cartagena, in Colombia. Più recentemente, ho realizzato opere tridimensionali aeree, come Temple, presentata alla XXX Mini Art Gallery Pinacoteca Museo Civico di Como, in Italia, nel 2021. Quest’opera è composta da piani, assi e vettori intrecciati nello spazio, rappresentando una forza che ci conduce a un portale che unisce il sacro e il terreno, suggerendo movimento e trasformazione dell’energia. Le opere realizzate con tecniche ancestrali di tessitura in maglia metallica ci permettono di viaggiare attraverso la storia, evocando memoria e immaginazione legate ai simbolismi universali delle culture ancestrali.

Nel 2007 sono stato invitato come giurato alla XIII Triennale Internazionale dell’Arazzo presso il Museo Centrale del Tessile di Łódź, in Polonia.
Nel 2010 ho presentato le mie opere in bronzo a cera persa, che rappresentano un’astrazione e una riflessione sui Guarismos Muisca, basate su ipotesi di storici come Humboldt, secondo cui i Muisca avrebbero potuto sviluppare sistemi numerologici. Successivamente, ho svolto una residenza artistica in un villaggio di pescatori chiamato La Boquilla, sulla costa caraibica della Colombia, dove ho realizzato un video di dieci minuti intitolato Atarraya, accompagnato da un’installazione che racconta la vita dei pescatori e la tessitura delle reti da pesca.
Dal 2000 ho incorporato materiali plastici nelle mie opere, utilizzando iniezioni di poliuretano con macchinari industriali ad alta tecnologia. Nell’opera Anthropocene, esposta alla XXVIII Miniartextil di Como, in Italia, nel 2018, ho esplorato la nascita di un nuovo essere umano risultante dall’era della trasformazione biotecnologica e dall’interazione tra uomo ed evoluzione dell’intelligenza artificiale, realizzando che l’uomo è l’unica specie capace di ragionare e adattarsi alle avversità in quanto essere resiliente.
Vedo il mio lavoro come un compendio dell’uomo, delle sue origini preistoriche e della sua evoluzione. L’ho sviluppato esplorando una molteplicità di tecniche, il cui filo conduttore è il tessile.
Sono stato giurato alla XIII Triennale Internazionale dell’Arazzo presso il Museo Centrale del Tessile di Łódź, in Polonia, nel 2007. Ho partecipato a più di 100 mostre collettive e 14 mostre personali, tra cui la XIII (1986) e la XV (1992) Biennale di Losanna, in Svizzera; ho realizzato dieci esposizioni con Miniartextil a Como, in Italia; la VII (1992) Triennale dell’Arazzo a Łódź, in Polonia; la VI (1999) e la VII (2002) Triennale Internazionale del Minitessile al Museo di Belle Arti di Angers, in Francia; e la IX (1992) Biennale del Minitessile a Szombathely, in Ungheria.
Nella mostra presso la Henrique Faria Fine Arts, per la prima volta dal 1986 alla Biennale Internazionale dell’Arazzo di Losanna, è stata esposta Muro Interior, una delle sue opere più conosciute. Può raccontarci qualcosa su questa opera?
Nel 1986 fui invitato alla XIII Biennale Internazionale dell’Arazzo di Losanna, in Svizzera, con Muro Interior, un’opera architettonica che includeva la rappresentazione di porte, finestre e scale, che ho combinato con aree dense e trasparenti. Quest’opera richiama in particolare la pittura, non solo perché raffigura spazi da un punto di vista frontale, ma anche perché rappresenta e cattura, attraverso il tessuto, un’interpretazione soggettiva della realtà mediante forme geometriche, elementi quotidiani dai tratti marcati e piani intersecati.
L’opera è stata realizzata in cotone, seta, legno e carrucole di ferro, materiali che, una volta combinati, hanno reso possibile la creazione di una struttura con profondità di piani e grande precisione.
Qual è il nuovo orizzonte dell’arte tessile?
L’arte tessile contemporanea rompe confini e concetti, favorendo così il dialogo e la riflessione collettiva come contributo all’umanità. È un altro modo di avvicinarsi alla conoscenza. Grazie agli sviluppi tecnologici applicati al tessile, si assiste a una grande innovazione e a nuove possibilità per materiali e fibre, dando vita a una vera e propria rivoluzione nella tessitura.
Ho in corso progetti di ricerca e interazione con l’industria tessile e la tecnologia su questi nuovi materiali ad alta resistenza, capaci di reagire attraverso sensori alla temperatura, al movimento, al suono, al mutamento di forma, al colore e alle texture, arrivando persino a trasformarsi in fonti di energia.
