
JACQUELINE SURDELL
| di Maria Rosaria Roseo |
Nata e cresciuta a Chicago, nello Stato dell’Illinois (USA), Jacqueline Surdell è una giovane donna dai molti talenti, atleta professionista e poi artista con una formazione presso la School of the Art Institute di Chicago, dove, nel 2017 ha conseguito il Master of Fine Arts in Fiber and Material Studies.
Nel lavoro di Jacqueline Surdell gioca un ruolo significativo l’eredità familiare. L’amore per l’arte e per il lavoro concettuale, trasmessole dalla nonna, pittrice di paesaggi. La passione e l’interesse per i materiali, la loro storia e provenienza, e per le diverse tecniche di lavorazione, è invece ereditato dal nonno, lavoratore delle acciaierie di Hegewisch, quartiere a sud di Chicago.

Una volta smesso di giocare a pallavolo, Surdell decide di volersi dedicare all’attività in Studio. La pittura sembra però improvvisamente statica e troppo concettuale, piatta, priva di dinamismo. Lavorare con la corda, invece, le offre una dimensione più fisica, permettendole di riconnettersi con i principi e le esperienze maturate negli anni da atleta. Questo mezzo diventa il canale attraverso cui esprimere un linguaggio autentico, che la pittura non le consentiva di raggiungere.
Parlando del suo processo creativo, Jacqueline Surdell racconta di come la crescita e la ripetizione le diano la sensazione di costruire qualcosa di grande a partire da qualcosa di piccolo. Spiega che lavorare con la corda le sembra un modo per tessere e annodare una rappresentazione dei suoi stessi muscoli, procedendo una linea alla volta, scomponendo un elemento per poi ricostruirlo in una forma ancora più forte.

C’è quindi una stretta correlazione tra il mestiere di allenare il corpo, e con esso la mente e lo spirito, e la pratica di Jacqueline Surdell. L’intero processo di creazione delle sue monumentali sculture sospese, è espressione di un intenso sforzo fisico, di una pratica disciplinata, costante, laboriosa, che richiede l’azione di tutto il corpo. La tessitura, l’annodatura della corda, il drappeggio, la continua ripetizione del gesto, l’uso di attrezzature sportive che diventa parte integrante dell’identità dell’opera, tutto rinvia agli anni trascorsi come atleta professionista.
Come lei stessa racconta, questa esperienza le ha permesso di vivere il campo da gioco come uno spazio sacro, un luogo in cui sentirsi libera di esprimere se stessa pienamente: gridare, ruggire, sanguinare, imprecare, occupare lo spazio in modi che nella vita quotidiana non erano concessi. Il suo corpo e la sua mente si sono affinati e temprati attraverso l’allenamento, mentre la sua anima ha trovato nutrimento nei legami profondi con le compagne di squadra, gli allenatori e quella che per lei era diventata una famiglia ritrovata.

Da questa fisicità totalizzante, che coinvolge l’artista in ogni fase del processo creativo, scaturisce la monumentalità dell’opera. Il tessuto ha la capacità intrinseca di accogliere, rappresentare ed elaborare emozioni complesse e lavorare con dimensioni imponenti non solo intensifica la forza espressiva dell’opera, ma amplifica il potenziale del materiale stesso, creando un legame profondo tra l’artista e la materia, tra la forma e lo spettatore.
Jacqueline Surdell realizza opere su scala corporea o addirittura più grandi, percependole come una sorta di seconda natura. Sottolinea come questo approccio sia profondamente connesso al suo desiderio di dare vita a un mondo metaforico attraverso la creazione di ambienti fisici e tattili. Questa ricerca si concretizza sia nella realizzazione di installazioni vere e proprie, sia nell’idea di insinuarsi nello spazio, evocando paesaggi o contesti architettonici come interni di stanze, chiese, arene o anfiteatri.


Scultura, pittura, arte tessile, le opere di Surdell si collocano all’incrocio di diversi generi artistici, sottraendosi consapevolmente a precise codificazioni, complicando l’idea stessa di categoria, mettendo in discussione il valore attribuito a certe forme di lavoro e categorie storiche dell’arte.
L’approccio di Surdell all’arte rimane comunque, per sua stessa affermazione, profondamente legato alla pittura. L’artista tra ispirazione dall’arte rinascimentale, è attratta dall’iconografia religiosa intrecciata agli aspetti sociali e politici dell’epoca, così come dall’universalità di simboli come il triangolo, il cerchio e la croce. Rivela inoltre di desiderare che il suo lavoro susciti un senso di meraviglia, pur mantenendo una certa elusività. Confessa che, talvolta, osservando le sue nuove creazioni, si trova a chiedersi da dove provengano, descrivendole come inquietanti rovine di un futuro sconosciuto.


Il lavoro di Jacqueline Surdell si nutre di un’intensa fisicità, di un linguaggio che richiama la monumentalità della materia, creando opere che evocano forza, resistenza e trasformazione. La sua arte, sospesa tra passato e futuro, si impone nello spazio con un potere evocativo che sorprende e affascina, lasciando lo spettatore immerso in un dialogo profondo con la materia e il gesto creativo.

